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Per conoscere chi sono i cappuccini, che abitano nel convento di Via Veneto 27 a Roma , devi tornare indietro coi pensiero al 1525: immagina come vivevano i poveri di quell'anno. Anzi, prova a tornare ancora indietro nel tempo: immagina come era vestito e come viveva un povero dei tempo di san Francesco, cioè negli anni 1182-1226.

Sì, perché i cappuccini si sono separati dagli altri francescani nel 1525 per vivere in modo più autentico lo spirito e la Regola di san Francesco; volevano tornare alle origini.

Portavano un paio di sandali senza calze, una tunica con un cappuccio per coprirsi il capo in caso di tempo cattivo. Proprio da questo cappuccio deriva il nome dei frati cappuccini.

Si impegnano a vivere il Vangelo come ha fatto san Francesco e a farlo conoscere agli altri: quindi prediche e missioni, servizio gratuito a qualunque povero, specialmente ai malati. Vivono insieme in case non troppo grandi e non troppo lontane dal paese e, possibilmente, in mezzo al verde della natura: bosco per il silenzio che favorisce la preghiera e orto per il lavoro.

Oltre a quanto è scritto nel Vangelo di Gesù e nella Regola francescana, i cappuccini considerano il Testamento dettato da san Francesco poco prima della morte, il commento migliore alla Regola stessa, che inizia con queste parole:
" Questa è la Regola e Vita dei frati minori: osservare il santo Vangelo''

Nella loro lunga storia, i cappuccini hanno fatto di tutto, in tutte le parti del mondo. Sono stati viaggiatori e missionari, diplomatici e condottieri, civilizzatori e fondatori di opere sociali, scrittori e artisti e musicisti, artigiani e perfino pompieri, cappellani militari e popolani, santi e fuoriusciti; con tutte le virtù e le fragilità degli uomini in mezzo ai quali vivono. Una curiosità: i cappuccini da sempre hanno portato la barba.

Oggi anche tantissimi giovani si riuniscono nella Gi.Fra.(Gioventù Francescana) e gli adulti nell' ORDINE FRANCESCANO SECOLARE

 
   

 


I Cappuccini ebbero le loro origini da un gruppo di francescani che nelle Marche e nelle Calabrie si separarono dagli altri per osservare la Regola di san Francesco in modo più conforme alle origini.

Frate Matteo da Bascio, che aveva iniziato la riforma dei cappuccini nelle Marche, venne a Roma per il giubileo del 1525 e si mise a servizio degli incurabili nell'Ospedale di San Giacomo, con il desiderio di mettersi sotto la protezione del Papa. Il 3 luglio 1528 a Viterbo la nuova riforma dei cappuccini fu riconosciuta ufficialmente dal Papa Clemente VII Medici.

Nell'estate del 1529 Ludovico da Fossombrone, Vicario generale per rinuncia di fr. Matteo da Bascio, venne a Roma ed ottenne di abitare in una casa di proprietà dell'Arciospedale di San Giacomo degli incurabili, vicina alla chiesa di Santa Maria dei Miracoli.

Dopo un anno, la casa fu distrutta dall'inondazione del Tevere, allora il Card. Andrea della Valle offrì loro il monastero abbandonato di Sant'Eufemia, nelle vicinanze di Santa Maria Maggiore, dove rimasero fino al 1536, quando passarono ad abitare il "luogo" presso la chiesa di San Nicola De Portiis, costruito per loro dai Colonna. Gregorio XIII, tra il 1575 e il 1580, ristrutturò il tutto, dando alla chiesa il titolo di San Bonaventura (oggi San Bonaventura dei Lucchesi, nelle vicinanze di Fontana di Trevi).

Successivamente, il 16 aprile 1631, vennero ad abitare nell'attuale via Vittorio Veneto, 27, ma dello stabile allora costruito per loro dai Barberini, oggi è rimasta soltanto la chiesa e la cripta cimiteriale, dove furono trasportati anche i resti mortali dei cappuccini dal cimitero del convento di San Bonaventura. Le loro ossa, assieme a quelle di tanti altri - frati e poveri di Roma - sepolti, fino a l 1870, nel cimitero, sono state utilizzate per ornare le pareti della cripta.

Nel 1925 fu posta la prima pietra dell'abitazione attuale dei religiosi su una piccola area donata dal Comune di Roma. Il vecchio convento era stato indemaniato e poi demolito per far posto alla nuova strutturazione urbanistica della zona. In chiesa sono sepolti san Felice da Cantalice, il Venerabile Padre Francesco da Bergamo, il Servo di Dio Padre Mariano da Torino. Vi si conservano anche le cellette di san Felice e di san Crispino da Viterbo. Preziose opere d'arte ornano gli altari e il coro.

I cappuccini sono stati sempre "i frati del popolo", specie durante le varie epidemie che hanno colpito Roma. Anche nel periodo dell'ultima guerra e nelle discriminazioni razziali. Il vecchio convento è stato sede del governo generale dell'Ordine. Ora è sede della Curia Provinciale dei cappuccini romani, che si impegnano nelle varie attività di preghiera, di studio e di apostolato. C'è anche un fiorente Ordine Francescano Secolare.

 

San Felice da Cantalice (1515-1587)
E' il primo santo dei cappuccini, fra i quali entrò a 29 anni. Visse a Roma nel convento di san Bonaventura; per 40 anni andò questuante e amico dei poveri. Diceva di conoscere solo 5 lettere: le 5 piaghe del Crocifisso. Canterellava spesso: "Boh, boh, boh, Molto dico e poco fo!". La Madonna gli fece tenere in braccio il Bambino Gesù, per questo è venerato come protettore dei bambini. E' sepolto in chiesa nella seconda cappella a sinistra. La sua cella è in fondo alla cappella di destra.
 

 

San Crispino da Viterbo (1668-1750)
Entrò tra i cappuccini a 25 anni. Ebbe un carattere sereno e festoso, amava la poesia e volentieri improvvisava. Fece l'infermiere, il cuoco, l'ortolano, ma soprattutto il questuante per 40 anni in Orvieto, anche lui amico e benefattore dei poveri. Vecchio e malato venne a Roma in questo convento dell'Immacolata. Fu devotissimo della Madonna, arguto e amante dei fiori, degli animali e della natura, come riflesso della bellezza del Creatore. La sua cella è in fondo alla cappella di destra.
 

 
 
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